Sharm el Sheikh: tra barriera corallina e deserto

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Le stelle che brillano nel cielo scuro in un silenzio calmo che si interrompe solo all’albeggiare, con il canto che richiama i fedeli a pregare rivolti alla mecca.
Il giorno che comincia lento e indolente, con un vento caldissimo che arriva direttamente dal deserto. È l’Egitto. Siamo a più di cinquecento chilometri dal Cairo, in mezzo al paesaggio lunare del deserto roccioso del South Sinai.

Il nostro panorama si tinge di color terracotta, di giallo ocra, di color sabbia e di tantissime tonalità d’azzurro, dal blu oceano al turchese. Questa tranquillizzante monotonia di sfumature si spezza solo quando immergiamo la testa sott’acqua: allora è possibile vedere l’arcobaleno sotto forma di sinuosi pesci dai tanti colori, dagli abbinamenti improbabili, gialli e verdi, arancioni, zebrati.

Oltre il deserto si estende una baia di spiagge sabbiose e rocciose adornate a pochi metri dalla riva dalla barriera corallina, un giardino sottomarino tinto di giallo brillante e di rosso, di blu e viola. Colori da ammirare mentre si nuota con la testa sott’acqua e il rumore del mare nelle orecchie.

Mazen, la nostra guida, ci viene a prendere direttamente all’aeroporto e, in un italiano spigliato e colorito che ha preso accenti da turisti di ogni parte d’Italia, inizia subito a parlarci di  Sharm El Sheikh e dell’Egitto.

Questa fetta di terra arida, questa baia che vanta la seconda barriera corallina più bella al mondo, è stata ritenuta un luogo perfetto per investire in resort e portare turismo in Egitto, lontano dal Nilo, lontano dalle piramidi.
Sharm ha un aeroporto, un moderno centro congresso internazionale. Hanno costruito persino un ice bar nel deserto.
La perla Del Mar Rosso è circondata da tutti i lati da mura, alle cui entrate sostano militari e polizia.
Dentro, ci sono solo i turisti e lo staff.
Le persone che lavorano nei resort e come guide si sono ricreate un piccolo centro dove ci sono le scuole, un bar per guardare il calcio e bere il tè alla menta.
Non c’è nessuna città vecchia in realtà, la bellissima moschea è stata costruita nel 2009 e anche il piccolo centro è tutto rivolto ai turisti. Sharm el Sheikh è perfetta per la barriera corallina, per lo snorkeling e il relax.

Snorkeling nel mar rosso e escursioni da Sharm el Sheikh

Il motivo principale che ci ha spinto a scegliere il mar rosso è proprio lo snorkeling e la barriera corallina in questo punto di mondo non delude.
Sotto la superficie dell’acqua c’è un vero e proprio giardino colorato: i coralli sono rossi, gialli, bianchi e blu, di diverse forme e dimensioni e fra loro nuotano varie specie di pesci dai colori brillanti, gialli, arancioni, blu, neri.
Da Sharm è possibile prendere parte a varie escursioni, c’è anche la possibilità di visitare Il Cairo e le piramidi, ma è una gita che prevede di prendere l’aereo due volte in un giorno.
Abbiamo scelto di fare escursioni nelle vicinanze e abbiamo visitato il parco di Ras Mohammed e la vicina cittadina di Dahab, dove abbiamo fatto snorkeling nel Blue Hole.

sharm snorkeling

Jeep Safari nel deserto e povertà

“Nel deserto sopravvivi solo se ci sei nato.”

Qualche ricordo dal deserto: la polvere, le rocce, la sabbia bollente sotto i piedi scalzi dei bambini beduini. I loro sorrisi dolci. I villaggi poverissimi e la piccola tenda di stoffa colorata montata per le visite dei turisti, dove abbiamo bevuto il tè al karkadè caldo e dolce e comprato fiori secchi e olio. Nel deserto non c’è niente. Rocce ocra. Ocra e cielo azzurro infinito senza nuvole, un sole implacabile
La seconda escursione è stata un safari nel deserto roccioso, a bordo di una jeep bianca. Dopo una prima parte inaspettata ma divertente durante la quale l’autista prendeva velocità tra dune e curve, ridendo delle nostre grida, siamo arrivati nei pressi dei villaggi dei beduini, dove ci siamo fermati a bere un tè nel deserto.

I beduini e il deserto


I beduini sono una popolazione che tradizionalmente vive nel deserto, si sposano fra loro, non vanno dal medico e hanno pochi contatti con la società. Erano nomadi e vivevano del bestiame allevato.
Dagli anni ottanta ad oggi, hanno cominciato a vivere anche di turismo, offrendo il te di karkade e vendendo alcuni prodotti creati da loro, un olio antidolorifico, braccialetti, fiori secchi del deserto che riprendono vita in acqua.
Si sposano giovanissimi e indossano la gara della una veste che li copre dalla testa ai piedi.
Anche se questi beduini sono moderni e stanziali, vivono comunque nella povertà più assoluta, e vedere gruppetti di bambini che correvano nel deserto a piedi nudi, abituati alla terra bollente e rocciosa, è una cosa che spacca il cuore. Le bambine che stavano attorno al mercatino erano dolcissime.

Ed ecco forse com’è il vero Egitto, quella povertà che fa male vedere e che però fa riflettere, su quante paia di scarpe ho invece io e non le uso nemmeno tutte. Quella parte di Egitto che è stata tagliata fuori da Sharm, da Naama Bay, all’esterno delle mura, lontano dagli occhi dei turisti.

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