La mia vita in Germania: cos’è cambiato in tre anni

vitaingermania
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È da un bel po’ di tempo che non scrivo niente sulla vita all’estero, sulla vita in Germania. Ho aspettato talmente tanto a scrivere il post sui miei tre anni in Germania che il prossimo aprile saranno quattro. Quattro lunghissimi anni volati in pochi istanti. O almeno è quella l’impressione: una confusione di luoghi, persone, un turbinio di partenze, di progetti, momenti di entusiasmo, momenti di sconforto. Stanchezza, fretta, tempi morti. Insomma di vita normale, eppure diversa.

Questo blog, oltre ad essere un travel blog, tra le altre cose ha anche la funzione di essere una sorta di diario della mia vita in Germania e anche se ci penso bene prima di pubblicare post un attimo più personali dei classici consigli di viaggio, mi fa sempre molto piacere leggere i percorsi di altre persone e so che molti lettori del blog lo seguono principalmente per la curiosità verso una vita in Germania. Quindi ecco qui un post scritto di getto su com’è la mia vita in Germania, mentre sono in aeroporto a Colonia ad aspettare il mio volo verso Venezia. Dopo averne scritto uno sul mio primo anno in Germania (Vivere in Germania: un anno è passato) e sul secondo anno fra i confini tedeschi (Due anni in Germania: cos’è cambiato nella mia vita) era doveroso continuare.

Dopo tanto tempo all’estero continuo a sentirmi a casa in Italia, eppure ci sono alcune situazioni in cui ormai mi sento straniera. Alcune situazioni che ormai vedo da fuori. Un paesaggio, delle abitudini che prima erano totalmente normali e ora mi sembrano tipicamente italiane. Mi ritrovo a pensarci, ma poi passa. In poco tempo torno a essere quella di sempre. Quella di prima, che non è mai cambiata.

Eppure ne sono cambiate di cose in questi tre anni e mezzo in Germania.  Dalla decisione di partire presa ancora prima della laurea, per uno stage di sei mesi, alla decisione di restare per qualche altro mese, di seguire gli avvenimenti che la vita mi presentava davanti.

Imparare il tedesco in Germania

Ricordo benissimo quei mesi a Colonia in un WG, appartamento condiviso. La nostra stanza doppia e il mio trasferimento in 35 kg. Il corso intensivo di tedesco A1 ogni mattina cinque ore e il tirocinio il pomeriggio, davanti al computer. Gli amici sudamericani che avevo conosciuto al corso di tedesco da 5 giorni e che sono venuti a festeggiare i miei 25 anni come se fossimo amigos de toda la vida perché ero da sola. Le trasferte del mio Freund tedesco iniziate subito, le serate in solitaria salvate dalle serie tv in inglese.

Poi la decisione di trasferirci in una città più piccola, dove lavorava lui, la fine del tirocinio. Di iniziare la nostra vita insieme.

Il nuovo corso di tedesco, questa volta non una classe di studenti privilegiati in Erasmus o di emigrati europei con il loro passaporto rosso fortunato che apre le porte del mondo, ma quasi al completo di rifugiati dalla Siria. Le loro storie tristi, l’orrore del passato e l’urgenza di imparare il tedesco per provare ad andare avanti, ad avere un nuovo futuro mi hanno aperto gli occhi su altre realtà, inimmaginabili. Mi ha dato anche una bella spinta a cercare di lamentarmi meno, a studiare questa lingua ogni giorno, a dare l’esame finale. A cercare di ricreare una vita in una città che non era viva e internazionale come Colonia. Dove era difficile farsi nuove amicizie.

Trovare lavoro in Germania senza sapere il tedesco

Anche quel periodo lo ricordo bene. Da una parte la felicità di vivere insieme, una nuova vita in Germania in un appartamento con le porte bianche, i mobili Ikea e le finestre grandi, dietro un parco bellissimo. Il nostro primo appartamento in affittoDall’altra la paura del presente, del futuro. In quel periodo avevo appena iniziato il blog, Instagram lo usavo raramente per pubblicare qualche foto sfocata e storta con il filtro Valencia, e non avevo le idee ben chiare. Non trovavo lavoro nella comunicazione e nella creazione di contenuti perché bisogna essere tedeschi madrelingua o C2, non trovavo niente in generale. Le collaborazioni sporadiche che avevo in Italia le avevo lasciate perdere durante il tirocinio.

https://www.instagram.com/p/BmdT2_9nRdZ/

Lavoravo spesso alle fiere come interprete e hostess, ma non era un lavoro fisso né un lavoro che volessi fare a lungo termine. Quando tornavo in Italia la gente mi chiedeva cosa avrei fatto, e avevo un peso allo stomaco a rispondere. Preoccupata, quando mancava ormai pochissimo alla fine del corso ho risposto a un annuncio di un gruppo su Facebook di italiani in Germania, per lavorare tre giorni a settimana in un caffè gestito da italiani vicino a casa. Pagavano 5 euro all’ora anche se da contratto erano 9 come da salario minimo tedesco. Facevo caffè, servivo il gelato, davo il resto a mente in tedesco e prendevo le ordinazioni che spesso non capivo.  Aiutavo a pulire la macchina del caffè, i pavimenti prima della chiusura. Il proprietario era tanto simpatico quanto disorganizzato. Il posto era ai miei occhi deprimente. Si chiamava con il nome di una città italiana amata dai tedeschi in vacanza, ed era all’ultimo piano di un centro commerciale un po’ fuori dal centro, vicino al supermercato. I clienti erano pensionati o disoccupati che trascorrevano lì la mattinata. Trascorrere molte ore tra quelle pareti dipinte di verde acceso, con appese le maschere del carnevale di Venezia e la luce al neon tipica di quei centri commerciali era stancante, e anche un po’ alienante. Non sono durata tanto, per fortuna, perché appena ho ricominciato ad avere una sorta di routine le cose si sono mosse. A una fiera ho conosciuto una ragazza, siamo diventate amiche. Mi ha parlato di un negozio americano molto famoso a Düsseldorf che cercava dipendenti. Andammo a fare il colloquio e venimmo assunte con condizioni migliori. Sempre part time, per poter continuare il corso di tedesco, ma con orari e giornate flessibili che si potevano decidere in autonomia.

Era un ambiente internazionale, con dipendenti giovani da tutto il mondo e si parlava in inglese. Ci ho lavorato per un anno e mezzo e all’inizio è stata un’ottima esperienza. Stranamente su 150 dipendenti ero l’unica italiana, ma c’erano molti spagnoli con cui fare gruppo. Era divertente. Non avevo nessuna grande responsabilità: dovevo sistemare i vestiti, aiutare i clienti, spacchettare i nuovi arrivi e attaccare i sensori anti furto. Con il passare del tempo le responsabilità erano sempre un po’ di più: modificare la disposizione dei vestiti nel negozio in autonomia (nelle catene di fast fashion lo fanno ogni due settimane!). Il lavoro era comunque molto stancante. La sera tornavo alle dieci e non mi serviva affatto andare in palestra, anzi non sono mai stata così  tonica come in quel periodo a spostare mensole e sollevare scatoloni! Ma era una cosa temporanea, non mi sentivo soddisfatta con quel lavoro e il pensiero di gettare la laurea nel cestino mi tormentava.

Sempre in quel periodo ricominciai anche una piccola collaborazione pagata poco ma continuativa con un’azienda spagnola nella creazione dei contenuti per il web ed ero impegnatissima.

Avevo qualche mattina libera e volevo continuare a studiare il tedesco fino al livello B2 e andando a chiedere in una scuola di lingue per un corso, ebbi la fortuna di conoscere il proprietario che cercava insegnanti di italiano madrelingua. Qualche mese dopo, necessari per familiarizzare con i libri di testo e capire come preparare le lezioni, iniziai i martedì sera con il mio primo gruppetto.

Non ero nervosa, ma molto di più! Ero molto impacciata anche a chiedere che taglia di jeans volesse un cliente, figuriamoci a spiegare la grammatica italiana in tedesco! Però andò molto bene. Insegnare mi piace tantissimo e fin dall’inizio mi sono sentita a mio agio. Dopo circa un anno di negozio, scrittura online freelance e insegnamento dell’italiano, dovevo prendere una decisione. Era così che volevo la mia vita in Germania, o la mia vita in generale? Continuare così o fare il salto?

https://www.instagram.com/p/BLa2E9CgduF/

Lavorare freelance in Germania

Ho deciso di fare un salto, di licenziarmi dal negozio, prendermi due mesi di tempo per frequentare il corso B2 intensivo e continuare a lavorare freelance nella redazione di contenuti per il web e come insegnante di italiano. Se volevo ricrearmi una vita in Germania dovevo imparare meglio il tedesco, anche se sarebbe costato soldi, sforzi e tanto tempo. Ormai è passato più di un anno da questa decisione e non l’ho mai rimpianta. Il mio terzo anno in Germania è trascorso così: lavorando freelance (per sapere come fare c’è il post Lavorare freelance in Germania, i passi da fare) gestendo clienti online e lavorando presso scuole di lingua come insegnante di italiano per stranieri. Con il tedesco migliora. Continuano a esserci momenti più difficili di altri ma il bilancio di questi tre anni lo vedo in positivo: ho vissuto esperienze diverse, in ambienti diversi, e ora mi sento ancora più fortunata a fare ciò che mi piace. La strada è ancora in salita. Si perdono clienti, studenti, se ne trovano di nuovi. Bisogna imparare a gestirsi da soli, ovunque si vada, lavorare anche nelle situazioni più disparate. Bisogna crearsi una routine, degli orari essere il capo di se stessi, ma per ora spero di continuare così, migliorando e imparando i vari aspetti di questi lavori.

Altri cambiamenti? Giusto uno piccolo piccolo 🙂 Mein Freund è diventato mein Mann, ci siamo sposati l’estate scorsa, ma questo merita un post a parte sul matrimonio in Germania 🙂

https://www.instagram.com/p/Bnyc-o2HIeM/

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10 Comments

  1. Nella vita di un expat le difficoltà sono centuplicate! Però fa piacere sapere che un passo alla volta ce l’hai fatta e stai costruendo il tuo futuro! vedrai che andrà sempre meglio. Viel Glück!

  2. Deve essere stato davvero difficile all’inizio di tutto. Ammiro la tua perseveranza, anche nei confronti sia della lingua tedesca che del voler intraprendere un percorso lavorativo soddisfacente. Brava, sei un’ispirazione.

  3. Leggo sempre con un po’ di emozione il racconto della tua vita in Germania perché mi ricorda tanto il mio anno trascorso lì. Insegnare italiano ai tedeschi deve essere molto interessante, a me sarebbe piaciuto molto ma la mia vita mi ha riportato in Italia. In bocca al lupo per il quinto anno in Germania

  4. Complimenti per questo post e per la tua esperienza in Germania. Leggo sempre con interesse le storie di expat… e forse anche con un po’ di rimpianto per un’esperienza che sarebbe piaciuta molto anche a me

  5. Non posso che farti i miei complimenti! Non oso neanche immaginare le difficoltà inziali che hai trovato, lontana da casa e con una lingua così diversa dalla nostra, eppure ce l’hai fatta e dalle tue parole ora traspare molta soddisfazione per gli obiettivi che sei riuscita a raggiungere! Ti auguro il meglio 🙂

  6. Nooo! il cliffhanger finale non me lo aspettavo XD Grazie di aver condiviso la tua esperienza del “terzo anno”; hai fatto una scelta coraggiosa, ti stai dando da fare per costruirti una tua dimensione al meglio delle tue possibilità. Brava <3

  7. Che bello questo tuo resoconto (chiamiamolo così)!! Da expat a expat, complimenti!
    Ho passato anch’io alcuni momenti al corso di tedesco con ragazzi siriani, effettivamente parlare con loro ti porta a riconsiderare sotto una luce migliore la tua vita, anche quando ti sembra dura…

  8. Scopro solo ora che in realtà vivi in Germania! Tra l’altro in una zona in cui anche mia sorella ha vissuto per un po’ di anni prima di tornare in italia. Il tedesco è una lingua difficilissima, io l’ho studiato a scuola anche se adesso non praticandolo ho dimenticato praticamente tutto. Sei stata davvero brava a lavorare e a studiare in contemporanea. E tutti cambiamenti di cui parli, dal caffè con le pareti verdi al negozio di abbigliamento e così via, sono stati tanti step che hai vissuto e ti hanno portata dove sei adesso. E poi il matrimonio! Guarda aspetto con ansia il prossimo post a tema allora. E brava, continua così, un passo alla volta!

  9. E’ proprio vero che l’impegno alla fine paga e tu ci sei riuscita alla grande! Io ho provato a studiare il tedesco da quando mi sono trasferita a Bolzano ma la mia forza di volontà non è come la tua e poi, in Alto Adige, tanti parlano anche italiano quindi non ho le stesse esigenze che avevi tu appena arrivata in Germania. Per ora l’impegno lo metto sul mio blog di viaggi, domani chissà… .Dimenticavo: congratulazioni per il grande passo!

  10. Imparare il tedesco è una vera sfida, è bello che tu stia facendo progressi così grandi. Congratulazioni per aver aperto un’attività in proprio, continuate così.

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