Il lato meno turistico di Bali: la costa di Amed

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Dopo tre giorni trascorsi ad Ubud, nel cuore dell’isola, ci siamo spostati ad Amed.

Ma ad Amed non c’è niente! Cosa farete a capodanno?” Wayan, che ci ha detto queste parole prima di salutarci al resort Taman Bebek di Ubud non aveva affatto tutti i torti. Ad Amed non c’era niente. Questa Bali orientale niente aveva a che vedere con la più moderna Kuta.

Amed è un lungo tratto di costa frastagliata, punteggiato da grandi rocce e spiagge vulcaniche, con la sabbia nera o di sassi. Non c’è una vera località di Amed, ma tanti piccoli villaggi di pescatori. Poco turismo, anche se non è certo una località remota come lo era in passato.

Saliamo sul minivan con Wayu, il driver che si presenta e che parla inglese piuttosto bene. Il tragitto non è nemmeno lontanamente trafficato come quello da Denpasar a Ubud. Scivoliamo tra stradine, mercati tradizionali con le offerte agli dei create dalle signore balinesi con le foglie di banano, e i numerosi templi. Wayu guida la macchina attraverso enormi risaie che hanno tutte le tonalità di verde, ancora più belle di quelle più turistiche di Tegallalang. Mentre guida ci chiede cosa faremo ad Amed, ci parla di Ari, il suo migliore amico e gestore del Nalini Resort dove alloggeremo, un piccolo hotel di cinque stanze, di recente costruzione, comprato da australiani e gestito dalla famiglia balinese di Ari. Lui lavora come autista con i turisti, avendo studiato l’inglese, un lavoro che a Bali è molto molto ben pagato. Il resto della sua famiglia – ci racconta – vive di pesca. Abita con sua moglie, il figlio nato da poco e i genitori proprio accanto al resort. Bali vive di turismo e solo di turismo. Se non lavori con i turisti, puoi fare il pescatore o lavorare nelle risaie.

Al resort c’erano solo tre stanze occupate al nostro arrivo. Una famiglia australiana e una coppia di tedeschi. Ogni mattina Ari, lo zio di Wayu e gli altri pescatori uscivano a mare a pescare pesce fresco sulle loro jukung, le imbarcazioni tradizionali.

Sono stati quattro giorni di relax totale, tanto che non ho praticamente fatto foto, per la gioia del mio povero Instagram husband che avevo stressato tanto ad Ubud 🙂

Yoga, mare e massaggi a Bali

I prezzi di Bali sono molto bassi, il che è un vantaggio non da poco per trascorrere qualche giorno da viziati. Ad Amed ce la siamo presi comoda. Abbiamo fatto colazione, pranzo e cena seduti in fronte all’oceano, bevendo succo di anguria fresco e mangiando il pesce pescato da Ari. Quando le onde lo permettevano siamo entrati in acqua a fare snorkeling. Abbiamo partecipato ad una lezione di yoga all’alba con un guru.

Il secondo giorno abbiamo provato il massaggio balinese, che ci ha letteralmente distrutti (peggio del fisioterapista) ma che mi ha sistemato abbastanza il piede che era rimasto sotto la zampona del baby elefante a Chiang Mai. Il terzo giorno abbiamo deciso di rifare il massaggio, pensando che sarebbe stato meno doloroso dopo che i nostri nervi occidentali erano stati stiracchiati per bene il giorno prima. Errore. Il secondo giorno ha fatto un male terribile, ma siamo stati un’ora in silenzio a soffrire. Ad un certo punto la signora balinese mi è anche salita sulla schiena, o almeno quella è stata l’impressione. È stato molto diverso dal rilassante massaggio tailandese di Ko Lanta, ma c’è da dire che non ho avuto il mio solito male alla spalla per quasi un mese dopo.

Fare snorkeling a Bali, la costa di Amed

La spiaggia di fronte all’hotel era di ciottoli scuri, rocce di origine vulcanica. Il mare mai molto calmo. Fare snorkeling è stato bellissimo e spaventoso insieme, ho visto pesci dai colori e dalle forme più assurde, blu elettrico e giallo neon. Inoltre, a circa 200 mt dalla spiaggia si poteva fare snorkeling sopra il relitto di un’antica imbarcazione, lo Japanese Shipwreck. Fare snorkeling in questa spiaggia non è proprio semplice. Le correnti possono essere forti, entrare in acqua era un po’ difficile con i grossi ciottoli che andavano a battere contro le gambe. Ovviamente sono stata colpita da un grosso masso proprio sul piede dell’elefante! Diciamo che sono entrata in acqua sempre brevemente (tranne quando abbiamo nuotato contro corrente per i 200 mt più lunghi della storia per raggiungere il relitto), un po’ per le correnti dell’oceano indiano delle quali non mi fidavo, un po’ perché, diciamolo, avevo anche un un certo timore di questi bellissimi pesci tropicali dalle forme e dai colori mai visti 🙂

Non abbiamo partecipato a tour di snorkeling, che avevamo già fatto a Krabi in Tailandia, ma ne venivano offerti molti. Questi tour sono ottimi perché si esce in barca e ci si può tuffare nei punti più interessanti conosciuti dalle guide.

Cosa vedere nella costa orientale: Lempuyang e Tirta Gangga

Altri due ottimi motivi per soggiornare ad Amed sono: la vicinanza alle Gili Islands e ad alcuni templi iconici dell’isola, oltre che particolarmente fotogenici.

Il Lempuyang Luhur è un tempio che è diventato molto famoso anche grazie alle foto della sua porta, la porta del paradiso, dalla quale si può vedere il vulcano che si staglia sullo sfondo. Siamo arrivati presto la mattina, ma dopo poco si è formata una coda per scattare una foto ricordo. Il riflesso che si vede in foto è ottenuto con uno specchietto e non c’è nessun lago in realtà! Ci sono due ragazzi che in cambio di una mancia si occupano di scattare la foto con il tuo cellulare e, come in uno shooting, urlano: “Next Pose!” “Now Jump. Juuump!“. Se non cambiavi posa abbastanza velocemente si innervosivano e strillavano qualcosa, facendo gesti con le mani. Insomma, la quintessenza del misticismo! Devo dire che sono riuscita a saltare anche in modo più aggraziato di quel che pensassi e che ne sono venute fuori proprio delle belle foto. Ovviamente l’ho modificata giusto un po’, visto che quando siamo andati era nuvoloso 🙂

Il bellissimo ingresso altro che non è che la porta che conduce ad una scalinata infinita. Per vedere i templi ci vogliono circa due ore di salita. Nonostante questa trovata turistica, che ho trovato comunque un’idea carina, il tempio vale assolutamente la pena. È un luogo davvero meraviglioso e molto interessante, per osservare la cultura balinese.

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Collecting beautiful memories in Bali✨✨✨

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Nelle vicinanze si trova anche il Tirta Gangga, sede di un antico palazzo reale. Qui si poteva camminare sulle pedane sull’acqua e dare da mangiare a dei giganti pesci rossi.

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3 Comments

  1. Secondo me è meglio visitare questa parte meno turistica, anche se avrei timore a entrare nell’acqua con tutti quei pesci colorati e le correnti forti. L’unica mia esperienza di snorkeling è stata disastrosa tra le onde altissime 🙁

  2. Ti ringrazio moltissimo perché questo è il post su Bali, di tutti quelli che abbia mai letto, che mi ha definitivamente convinta a visitarla! L’attrattiva di una parte meno turistica e di tutti quei pesci mi entusiasma! Ora ne parlo all’altra metà della mela e vediamo

  3. Noi abbiamo in programma un viaggio a Bali a luglio e il tuo è il primo post in italiano che trovo che parli di Amed! Noi abbiamo in programma di andarci perché vorremmo fare snorkeling, ma leggendo il tuo racconto sono un pochino preoccupata delle correnti… su altri siti e blog (inglesi) avevo letto che si trattava di una zona piuttosto calma… In ogni caso, mi confermi che si può noleggiare l’attrezzatura direttamente in loco? Tu consigli le escursioni in barca per lo snorkeling? Noi avevamo intenzione di fare come voi e arrangiarci per conto nostro dalla riva. Ultima domanda: tartarughe se ne possono avvistare?

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