Una famiglia internazionale italo-tedesca

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Tante lettrici del mio blog, e anche conoscenti, mi hanno chiesto spesso in che lingua parlo con il mio ragazzo. Ne avevo già parlato in questo post, ma in realtà è un processo in continua evoluzione, ad esempio ultimamente parliamo in tedesco e italiano, un mese fa solo in inglese perché anche solo sentire una parola in tedesco mi dava noia. Molta noia. Fasi dell’apprendimento linguistico, dicono. 

Comunque, oltre al fidanzato, c’è un intera famiglia dietro, che bisogna imparare a conoscere e a capire, e nel mio caso sono stata più che fortunata. Oggi vi racconto la mia esperienza con la famiglia del mio ragazzo, che è stata più che positiva fin dall’inizio, e anche divertente!

Il mio arrivo ad Amburgo e il primo incontro con i genitori

Famose per creare terrore, le suocere sono spesso temute, e la prima volta che sono atterrata all’aeroporto di Amburgo, ero talmente terrorizzata dal conoscere una suocera tedesca che quasi volevo rimanere lì, aspettare il prossimo aereo per Venezia e tschüss, au revoir

Invece Niko è venuto a prendermi, con un mazzo di fiori. Era in ritardo, e con questo aveva già rovinato per sempre lo stereotipo sui tedeschi numero uno: la puntualità

Ero talmente agitata che non ricordo bene il tragitto dall’aeroporto, alla casa dei suoceri, ma appena arrivata mi hanno abbracciata tutti molto calorosamente, manco fossi appena arrivata in una famiglia siciliana, distruggendo in pochi secondi lo stereotipo sui tedeschi numero due: la freddezza

Parlavano tutti inglese, la sorella di Niko addirittura italiano, perché aveva fatto un’estate da au pair in Italia. Se non riuscivo a capire, mi facevano capire a gesti e con grandi sorrisi. 

Infine, per far vacillare e poi cadere anche lo stereotipo sui tedeschi numero tre, la cucina, hanno preparato una cena fantastica, addirittura vegetariana perché sapevano che non amo la carne. 

Verso la fine della serata, avevo dato più abbracci che nell’ultimo anno, probabilmente, e mi ero dimenticata di essere nel nord della Germania. La paura, dimenticata per sempre. La suocera? Adorabile. Una famiglia fantastica!

Qualche giorno dopo era Pasqua, e ho conosciuto tutta la famiglia. Sono bastati due giorni, per distruggere per sempre tutti gli stereotipi sentiti sui tedeschi e farmi conoscere anche la bellissima terra che è la Germania del nord, con Lubecca, Amburgo, i laghi e la natura, e le piccole cittadine medievali nel mezzo del verde.

 
L’incontro dei genitori: una famiglia italo-tedesca

L’incontro fra suoceri e genitori è una circostanza che può mettere paura. Si piaceranno? Andranno d’accordo? Di cosa parleranno? Nel mio caso gli interrogativi erano altri, del tipo: dove e in che circostanza potrebbero mai conoscersi? Oppure: in che lingua potrebbero comunicare? 

Per quando riguarda il primo punto, non c’è punto di incontro senza che l’una o l’altra famiglia percorra 1.300 chilometri. Per il secondo: in nessuna lingua, non c’è alcun punto di incontro fra italiano e tedesco. 

Per qualche strano motivo, però, non ero assolutamente preoccupata. Conoscendo i miei, e i suoi, sapevo che le cose sarebbero andate per il meglio, e così è stato! Dopo qualche breve saluto su Skype, i miei hanno guidato fino al nord più nord della Germania, per ben due volte, e entrambe le volte hanno trovato sole e caldo, e si sono addirittura fatti il bagno al lago, nonostante le mie raccomandazioni di portare il giubbotto da scii ad agosto (giuro che quando vado io, piove e fa freddo).

Comunicare è stato semplice. Si sono sempre capiti, grazie anche ad un lavoro costante di traduzioni mio e di Niko, che ormai capisce bene anche il dialetto veneto.

Vacanze italiane

Quest’anno anche i suoceri tedeschi hanno intrapreso un lungo viaggio in auto. Sì, in aereo sarebbe circa un’ora di volo. Sì sarebbe molto economico. Se vi state chiedendo il perchè del lungo viaggio in auto, i motivi sono due, ed hanno entrambi quattro zampe. C’è di più, hanno entrambi un nome spagnolo, Pablo e Lola, e entrambi i cani hanno vissuto in Spagna e non amano volare, costringendo i rispettivi padroni a lunghissimi viaggi in macchina. Le vicissitudini della vita. Ma ora non vi voglio parlare dei cani, che comunque anche loro vanno molto d’accordo, anzi sono fidanzati, nonostante Pablo odi quasi tutti i quadrupedi solitamente. Eccoli qui nel nostro giardino, impegnati ad abbaiare in team al postino.


Comunque, anche i suoceri sono venuti in Italia, e hanno trovato il posto da dove provengo delizioso. Siamo stati a Venezia e a Padova, sui Colli Euganei a visitare una cantina. Hanno guardato ammirati la moltitudine di vigneti che ricopre il Veneto e che io prima di allora faticavo a notare, avendoli sempre avuti sotto gli occhi. Hanno mangiato tanta pizza, bevuto vino, e forse li abbiamo un po’ stancati con i nostri ritmi italiani frenetici, ma ora raccontano a tutti delle loro vacanze Italiane. Di Burano, che sembra un po’ la Danimarca, dei turisti a Venezia, di Ca’ Sagredo, dove hanno dormito, e che in Italia erano tutti gentili con i cani. E del treno che non si è fermato quando doveva e lo zio è stato così veloce a venirci a prendere e poi abbiamo mangiato la pizza insieme. 

È stata davvero una bella esperienza, e come io ho fatto riscoprire a loro i posti dove vivono, loro hanno fatto riscoprire a me i miei, in un incrocio di culture e di lingue. 

Raccontatemi sulla pagina Facebook o su Instagram quali sono state le vostre esperienze con i suoceri stranieri, sono curiosa! 🙂

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2 Comments

  1. Ti smonto un altro stereotipo: io sono siciliana, ma col cavolo che abbraccio una persona che vedo per la prima volta (e anche per la seconda, per la terza e via dicendo), idem mia madre 🙂

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