Trasferirsi in Germania: informazioni importanti- Prima parte

Sono iscritta a molti gruppi su Facebook di italiani in Germania, o italiani che vorrebbero trasferirsi in Germania. Bene o male ritornano sempre le stesse domande e sono gli stessi interrogativi che ho avuto a lungo anche io. Trasferirsi in Germania senza aver già qualche piano, non è semplice come si crede, ci sono una serie di passi da affrontare. Niente di che, per alcuni, difficoltà insormontabili per altri.

Partendo dalla mia esperienza personale, ho notato fin da subito che cercare informazioni precise e dettagliate su come muoversi per trasferirsi in Germania non è stato (parliamo di circa due anni fa) per niente facile. Non è come cercare informazioni su come trasferirsi a Londra, o in Spagna. Da subito ho avuto una lista di domande e anche preoccupazioni che mi ronzavano per la testa, a cui tra l’altro nemmeno il mio ragazzo tedesco sapeva rispondere con precisione. In Germania, infatti, la legge varia di regione in regione, essendo uno stato federale. Inoltre, lui stesso non conosceva le procedure da compiere, anche se almeno poteva telefonare ai vari uffici e chiedere. Ora sono presenti informazioni più dettagliate in rete, e siti molto utili che raccolgono esperienze e rispondono a domande.

Questo post vuole fare un po’ di chiarezza e cercare di rispondere alle domande che mi vengono fatte tramite la pagina Fb. C’è davvero tanto da sapere, per cui ho diviso il post in due parti. In questo post troverete:

  • Informazioni sul trasferimento
  • Come trovare un appartamento
  • L’anmeldung (registrazione in Germania)

Dunque vediamo quali sono le informazioni da sapere per trasferirsi in Germania!

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Giovani italiani-Martina, un’italiana dal Sud con un cuore Svedese

Ho conosciuto Martina in Germania, durante una fiera di alimenti. Lavoravamo come interpreti italiano-inglese per uno stand di prodotti tipici calabresi, e fin dal primo momento abbiamo capito di avere molte cose in comune. Entrambe appassionate di comunicazione, di viaggi, con un background di spostamenti e stage non lineare, e impegnate a capirci qualcosa sulle nostre vite un pochino complicate. La sua esperienza è davvero interessante, e dopo tanti caffè e tante chiacchiere mi è venuto in mente di condividere sul blog la sua storia, la storia di tanti giovani italiani, che vivono e lavorano in vari paesi europei, con una breve intervista.

Martina, come tanti giovani italiani vivi all’estero già da qualche anno. Cosa ti ha spinto inizialmente a fare delle esperienze fuori dall’Italia?

Tutto è iniziato nel 2010 quando, dopo la mia laurea triennale, ho capito che volevo realizzare qualcosa di diverso nella mia vita. Avevo voglia di conoscere nuove culture, avevo bisogno di sentire il profumo dell’avventura. Ho deciso quindi di partire da sola per la Nuova Zelanda, è stata un’esperienza illuminante! Dopo questo viaggio ho capito di voler viaggiare, conoscere e scoprire di più. 

Avevo capito che viaggiare mi avrebbe resa ricca, ricca di qualcosa che non potevo spiegare!

Sono partita per la Nuova Zelanda perché in quel momento ero in cerca di una pace interiore e avevo voglia di scoprire nuovi posti e nuove culture.Durante la mia permanenza sono stata ospitata da una famiglia. In una fattoria stupenda, come quelle dei film.Quando potevo andavo alla scoperta di nuove città e nuovi paesaggi. La Nuova Zelanda è il posto adatto per cercare la pace. Sono rimasta molto colpita dalla flora e fauna, spesso durante le passeggiate in spiaggia si potevano vedere pinguini e foche.

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10 abitudini che potresti conoscere se vivi in Germania

abitudini in germania

“Paese che vai, usanze che trovi”, non c’è un luogo comune più scontato di questo, però quando vivi in un paese abbastanza a lungo, cominci ad accorgerti di tutta una serie di piccole e grandi abitudini che sono molto diverse dall’Italia.

In questo caso stiamo parlando della Germania e delle usanze e abitudini dei suoi abitanti. Ad alcune  ci si abitua, ad altre no, a volte ci si comporta “proprio da tedeschi” ed altre volte “si fa all’italiana”. In ogni caso, ecco una lista di varie abitudini curiose del popolo tedesco! Volevo fare questa lista già da un po’ perchè ogni tanto notavo qualcosa, e ieri ho visto una bellissima illustrazione su Expat Gone Foreign e certe abitudini sembrano proprio essere le stesse in tutta la Germania.

Attenzione: l’articolo vuole essere ironico 🙂

1.Guai ad attraversare con il rosso!

Sto parlando dell‘omino rosso, o Ampelmann, quando si cammina. Non importa se stai perdendo il treno e la strada è deserta da dieci minuti, bisogna aspettare che Ampelmann diventi verde. Attraversare con il rosso è un vero e proprio atto di ribellione capace di far scuotere la testa dei pedoni più anziani. Per dimostrarvi che non sto esagerando ho anche un esempio reale: ho preso una multa! Era il mio primo mese tedesco, e dopo un’attenta analisi della situazione del traffico ho, a cuor leggero, attraversato la strada. Bene. Pochi secondi dopo un poliziotto in bicicletta mi si accosta e mi dice qualcosa di incomprensibile in tedesco. Io, non convinta che fosse davvero un poliziotto in bicicletta ma piuttosto un ciarlatano o un malintenzionato, continuo per la mia strada. Il poliziotto mi segue, mi fa anche vedere il tesserino. Non mi resta altro che arrendermi all’evidenza e pagare i miei 5€ di multa (pagabili solo con bancomat). 

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Quei chilometri che ci dividono

 

Ho scritto tante parole, ne ho cancellate molte di più. Ho cancellato tutte le parole che ho scritto, perché una volta scritte sembravano perdere del loro significato.

Che significato c’è dietro la parola chilometri? A me vengono in mente tutti i chilometri che mi dividono dalle persone care.

Quei chilometri che.

Chilometri che sono inevitabili, che è giusto così, ma a volte è difficile.

Se cresci in provincia, in Italia, soprattutto al nord, sei abituato al fatto che tutti i componenti della tua famiglia vivano al massimo a dieci chilometri di distanza, tutti i tuoi amici anche. E in Italia, diversamente da altri paesi, abbiamo anche l’abitudine di frequentare un’università vicino a casa.

Ma nel mentre il mondo è lentamente, velocemente cambiato. Noi siamo cambiati, e chi non è cambiato forse cambierà. Le persone cambiano, e anche in fretta. Sembra strano, essere fossilizzati per anni e poi all’improvviso diventare fluidi, mobili.

Siamo andati in erasmus, e lo volevamo tanto. Non ci ricordiamo nemmeno perché, ma quando abbiamo visto i nostri nomi in graduatoria la felicità riempiva ogni cosa. Riempiva i mesi a seguire, quelli prima della partenza. Non parlavamo d’altro. E al ritorno continuavamo a non parlare di nient’altro, e ci chiedevamo sconfortati perché i nostri amici che non l’avevano fatto, questo benedetto erasmus, non ci chiedessero più dettagli. Anzi, perchè non ci andassero loro stessi?

Parlavamo sempre di “andare in erasmus” come se significasse andare in un posto, fare qualcosa di specifico. In realtà questo mitico erasmus, oltre all’ossessione di milioni di studenti, altro non è che una borsa di studio, anche abbastanza misera alla fine.

Duecentotrentaeuro.

Eppure a noi sembrava di aver vinto la lotteria. Non ci importava di dividere la cucina con dodici persone, di dormire con il materasso per terra, di condividere un’appartamento con altri sei studenti.

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