Un week end a Bruges

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Perchè un week end a Bruges?

Bruges è una città romantica in Belgio, con il suo centro storico medievale, i suoi canali con i cigni, l’acqua che riflette i pittoreschi edifici in stile fiammingo addossati l’uno all’altro come scatole di fiammiferi. Prendete un bellissimo parco, polmone verde con un lago popolato da cigni, un centro storico pedonale, carrozze con cavalli e stradine dalle quali in ogni angolo si scorge uno scorcio suggestivo.

Bruges è questo e molto di più: è finestre con tendine ricamate, dove dentro si scorgono caminetti di pietra e tavoli di legno, è locali tipici dove sorseggiare la birra artigianale Brug oppure bere un caffè e mangiare una crepe o un waffle con cioccolato o fragole.

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10 abitudini che potresti conoscere se vivi in Germania

abitudini in germania

“Paese che vai, usanze che trovi”, non c’è un luogo comune più scontato di questo, però quando vivi in un paese abbastanza a lungo, cominci ad accorgerti di tutta una serie di piccole e grandi abitudini che sono molto diverse dall’Italia.

In questo caso stiamo parlando della Germania e delle usanze e abitudini dei suoi abitanti. Ad alcune  ci si abitua, ad altre no, a volte ci si comporta “proprio da tedeschi” ed altre volte “si fa all’italiana”. In ogni caso, ecco una lista di varie abitudini curiose del popolo tedesco! Volevo fare questa lista già da un po’ perchè ogni tanto notavo qualcosa, e ieri ho visto una bellissima illustrazione su Expat Gone Foreign e certe abitudini sembrano proprio essere le stesse in tutta la Germania.

Attenzione: l’articolo vuole essere ironico 🙂

1.Guai ad attraversare con il rosso!

Sto parlando dell‘omino rosso, o Ampelmann, quando si cammina. Non importa se stai perdendo il treno e la strada è deserta da dieci minuti, bisogna aspettare che Ampelmann diventi verde. Attraversare con il rosso è un vero e proprio atto di ribellione capace di far scuotere la testa dei pedoni più anziani. Per dimostrarvi che non sto esagerando ho anche un esempio reale: ho preso una multa! Era il mio primo mese tedesco, e dopo un’attenta analisi della situazione del traffico ho, a cuor leggero, attraversato la strada. Bene. Pochi secondi dopo un poliziotto in bicicletta mi si accosta e mi dice qualcosa di incomprensibile in tedesco. Io, non convinta che fosse davvero un poliziotto in bicicletta ma piuttosto un ciarlatano o un malintenzionato, continuo per la mia strada. Il poliziotto mi segue, mi fa anche vedere il tesserino. Non mi resta altro che arrendermi all’evidenza e pagare i miei 5€ di multa (pagabili solo con bancomat). 

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Di storie a distanza e amori internazionali

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Accendi il computer. Aspetti che skype si apra. L’icona blu si vede, skype è in linea, ma lui non c’è. Strano. Controlli whatsapp, è online. Gli scrivi che ci sei. Lui risponde che ha provato a chiamarti, ma non funziona. Tu, ma è impossibile, sei in linea! C’è quel pallino verde! Spegni, riaccendi. Finalmente si sente quella fastidiosa e familiare musichetta, stai chiamando. Urli: mi sentiii? Si ti sento, tu mi sentii? Parlate un po’, cade la linea. Dopo queste premesse fare una chiacchierata rilassata è un’utopia, litigare prevedibile.

Quando per darsi appuntamento bisogna pianificare il tutto con settimane, a volte mesi, di anticipo, possibilmente pianificare un transfer all’aeroporto, salire su un aereo e decollare in terra straniera, parliamo di storia a distanza. E quando dobbiamo fare tutto questo in lingua straniera ecco a voi una “storia a distanza internazionale”, come mi piace chiamarla.

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Festival della lentezza: riprendersi il proprio tempo

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In molti blog e gruppi che seguo, leggo sempre più storie di persone decise a riappropriarsi dei propri tempi e spazi, delle proprie passioni e desideri. Sempre più persone che, travolte dallo stress della vita di tutti i giorni, decidono di optare per un’alternativa più semplice, più sostenibile. 

In questo periodo, da neo laureata, trascorro molte ore, ogni giorno, a cercare offerte di lavoro, e ovunque si parla di “multi-tasking” di “fast-learning“, ovunque si cercano candidati che possano iniziare “as soon as possible“. In pratica la velocità è sempre vista come qualcosa di positivo, il poter iniziare il prima possibile, l’imparare un lavoro il più in fretta possibile e il poter svolgere più incarichi allo stesso tempo sono capacità richieste.

Ma fermandoci un attimo a riflettere, è davvero così? Andare veloci va bene, ma spesso se si impara qualcosa troppo in fretta si tende a dimenticarsi di molti dettagli. Se si fanno più cose contemporaneamente, saranno tutte svolte con mediocrità.

 

Anche io sono sempre stata una “fan” della velocità. E per alcuni aspetti è ancora così. Ma da non molto ho riscoperto anche la lentezza come qualità positiva, perchè spesso la lentezza, che intendo come avere del tempo per dedicarsi ad un’attività e svolgerla bene e con calma, è la soluzione per una vita felice, per una mente ordinata, per uno sguardo rilassato e un sorriso sempre sulle labbra.

Soprattutto se sei donna, perchè da sempre, proprio le donne sono quelle che tendono a voler avere una giornata di 42 ore, di sobbarcarsi di to-do list e ad essere molto di più che multi-tasking!

Le donne aspettano. Si fermano. E poi corrono. Hanno l’animo lento delle passioni che coltivano goccia a goccia. E il corpo veloce, di chi risponde a mille incombenze quotidiane. Sanno fare di conto, e volare alto fino a lambire la troposfera dei sogni, l’orizzonte dei desideri.

Corrono, a volte costrette. Si mettono al riparo dei sentimenti, quando necessario. A volte resistono, le donne. Altre soccombono, schiacciate da un tempo maschile superficiale e violento.

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Quei chilometri che ci dividono

 

Ho scritto tante parole, ne ho cancellate molte di più. Ho cancellato tutte le parole che ho scritto, perché una volta scritte sembravano perdere del loro significato.

Che significato c’è dietro la parola chilometri? A me vengono in mente tutti i chilometri che mi dividono dalle persone care.

Quei chilometri che.

Chilometri che sono inevitabili, che è giusto così, ma a volte è difficile.

Se cresci in provincia, in Italia, soprattutto al nord, sei abituato al fatto che tutti i componenti della tua famiglia vivano al massimo a dieci chilometri di distanza, tutti i tuoi amici anche. E in Italia, diversamente da altri paesi, abbiamo anche l’abitudine di frequentare un’università vicino a casa.

Ma nel mentre il mondo è lentamente, velocemente cambiato. Noi siamo cambiati, e chi non è cambiato forse cambierà. Le persone cambiano, e anche in fretta. Sembra strano, essere fossilizzati per anni e poi all’improvviso diventare fluidi, mobili.

Siamo andati in erasmus, e lo volevamo tanto. Non ci ricordiamo nemmeno perché, ma quando abbiamo visto i nostri nomi in graduatoria la felicità riempiva ogni cosa. Riempiva i mesi a seguire, quelli prima della partenza. Non parlavamo d’altro. E al ritorno continuavamo a non parlare di nient’altro, e ci chiedevamo sconfortati perché i nostri amici che non l’avevano fatto, questo benedetto erasmus, non ci chiedessero più dettagli. Anzi, perchè non ci andassero loro stessi?

Parlavamo sempre di “andare in erasmus” come se significasse andare in un posto, fare qualcosa di specifico. In realtà questo mitico erasmus, oltre all’ossessione di milioni di studenti, altro non è che una borsa di studio, anche abbastanza misera alla fine.

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Eppure a noi sembrava di aver vinto la lotteria. Non ci importava di dividere la cucina con dodici persone, di dormire con il materasso per terra, di condividere un’appartamento con altri sei studenti.

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Un giorno a Münster, Germania

Questa cittadina è uno di quei posti in cui è impossibile non tenere sempre il naso all’insù per vedere tutti i palazzi, uno di quei posti in cui si vorrebbe fotografare ogni dettaglio!

Münster, o Monaco di Vestfalia in italiano, si trova nel  Land NordrheinWestfalen (Renania Settentrionale-Vestfalia). Questa città stupisce con un centro storico da fiaba, tanto verde e una delle più famose università in Germania. Münster è una città giovane, con tantissime biciclette, tanti pub, negozietti di quelli dove vorresti comprare tutto e tanti parchi per respirare aria pulita. Una città dove sicuramente tornerei.

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Imparare il tedesco-Deutsch Lernen

imparare il tedesco

Ho deciso che mi sarei trasferita in Germania solo qualche mese prima della partenza, e il mio tedesco era zero. Null. In quei mesi le ho provate tutte per imparare il tedesco: disperarmi, cercare un corso in una scuola di lingue, frequentare un corso gratuito all’università e fare esercizi online. Ho letto in internet tutto il leggibile. Tanti articoli che promettevano che il tedesco si può imparare nel giro di sei mesi solo parlando con la gente per strada e leggendo libri per bambini. Divertente. Altri che dissuadevano a cimentarsi in quest’ardua impresa perché tanto è impossibile anche solo capire una sola parola di tedesco prima di due-tre anni di studio full time e disperato e di vita in Germania.

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Road trip in Portogallo

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Come spesso capita, si decide di visitare un Paese solo perché si decide di andare a trovare un’amica. O meglio, si è sempre voluto visitare quel Paese, ma non c’è mai stata l’occasione giusta. Complici i voli economici e il gioco è fatto. Nel giro di qualche giorno le vacanze sono decise: volo e macchina prenotate e si va! Il Paese in questione è il Portogallo, che mi ha sempre affascinato e non ha assolutamente deluso le mie aspettative, come spesso capita quando sono troppo alte.

Settembre, circa tre ore di volo (Colonia-Faro), nove giorni, una macchina noleggiata all’aeroporto e la prima notte prenotata, una stanza con Airbnb. Questo viaggio vuole essere rilassato e alla rinfusa, senza itinerari maniacali e tour de force di spiagge da visitare a tutti i costi. In fondo, quello che rimane dopo un viaggio non sono tanto i nomi dei luoghi visitati, ma le impressioni e le emozioni che ci hanno evocato, quando ci siamo stati.

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