Di storie a distanza e amori internazionali

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Accendi il computer. Aspetti che skype si apra. L’icona blu si vede, skype è in linea, ma lui non c’è. Strano. Controlli whatsapp, è online. Gli scrivi che ci sei. Lui risponde che ha provato a chiamarti, ma non funziona. Tu, ma è impossibile, sei in linea! C’è quel pallino verde! Spegni, riaccendi. Finalmente si sente quella fastidiosa e familiare musichetta, stai chiamando. Urli: mi sentiii? Si ti sento, tu mi sentii? Parlate un po’, cade la linea. Dopo queste premesse fare una chiacchierata rilassata è un’utopia, litigare prevedibile.

Quando per darsi appuntamento bisogna pianificare il tutto con settimane, a volte mesi, di anticipo, possibilmente pianificare un transfer all’aeroporto, salire su un aereo e decollare in terra straniera, parliamo di storia a distanza. E quando dobbiamo fare tutto questo in lingua straniera ecco a voi una “storia a distanza internazionale”, come mi piace chiamarla.

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Festival della lentezza: riprendersi il proprio tempo

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In molti blog e gruppi che seguo, leggo sempre più storie di persone decise a riappropriarsi dei propri tempi e spazi, delle proprie passioni e desideri. Sempre più persone che, travolte dallo stress della vita di tutti i giorni, decidono di optare per un’alternativa più semplice, più sostenibile. 

In questo periodo, da neo laureata, trascorro molte ore, ogni giorno, a cercare offerte di lavoro, e ovunque si parla di “multi-tasking” di “fast-learning“, ovunque si cercano candidati che possano iniziare “as soon as possible“. In pratica la velocità è sempre vista come qualcosa di positivo, il poter iniziare il prima possibile, l’imparare un lavoro il più in fretta possibile e il poter svolgere più incarichi allo stesso tempo sono capacità richieste.

Ma fermandoci un attimo a riflettere, è davvero così? Andare veloci va bene, ma spesso se si impara qualcosa troppo in fretta si tende a dimenticarsi di molti dettagli. Se si fanno più cose contemporaneamente, saranno tutte svolte con mediocrità.

 

Anche io sono sempre stata una “fan” della velocità. E per alcuni aspetti è ancora così. Ma da non molto ho riscoperto anche la lentezza come qualità positiva, perchè spesso la lentezza, che intendo come avere del tempo per dedicarsi ad un’attività e svolgerla bene e con calma, è la soluzione per una vita felice, per una mente ordinata, per uno sguardo rilassato e un sorriso sempre sulle labbra.

Soprattutto se sei donna, perchè da sempre, proprio le donne sono quelle che tendono a voler avere una giornata di 42 ore, di sobbarcarsi di to-do list e ad essere molto di più che multi-tasking!

Le donne aspettano. Si fermano. E poi corrono. Hanno l’animo lento delle passioni che coltivano goccia a goccia. E il corpo veloce, di chi risponde a mille incombenze quotidiane. Sanno fare di conto, e volare alto fino a lambire la troposfera dei sogni, l’orizzonte dei desideri.

Corrono, a volte costrette. Si mettono al riparo dei sentimenti, quando necessario. A volte resistono, le donne. Altre soccombono, schiacciate da un tempo maschile superficiale e violento.

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Quei chilometri che ci dividono

 

Ho scritto tante parole, ne ho cancellate molte di più. Ho cancellato tutte le parole che ho scritto, perché una volta scritte sembravano perdere del loro significato.

Che significato c’è dietro la parola chilometri? A me vengono in mente tutti i chilometri che mi dividono dalle persone care.

Quei chilometri che.

Chilometri che sono inevitabili, che è giusto così, ma a volte è difficile.

Se cresci in provincia, in Italia, soprattutto al nord, sei abituato al fatto che tutti i componenti della tua famiglia vivano al massimo a dieci chilometri di distanza, tutti i tuoi amici anche. E in Italia, diversamente da altri paesi, abbiamo anche l’abitudine di frequentare un’università vicino a casa.

Ma nel mentre il mondo è lentamente, velocemente cambiato. Noi siamo cambiati, e chi non è cambiato forse cambierà. Le persone cambiano, e anche in fretta. Sembra strano, essere fossilizzati per anni e poi all’improvviso diventare fluidi, mobili.

Siamo andati in erasmus, e lo volevamo tanto. Non ci ricordiamo nemmeno perché, ma quando abbiamo visto i nostri nomi in graduatoria la felicità riempiva ogni cosa. Riempiva i mesi a seguire, quelli prima della partenza. Non parlavamo d’altro. E al ritorno continuavamo a non parlare di nient’altro, e ci chiedevamo sconfortati perché i nostri amici che non l’avevano fatto, questo benedetto erasmus, non ci chiedessero più dettagli. Anzi, perchè non ci andassero loro stessi?

Parlavamo sempre di “andare in erasmus” come se significasse andare in un posto, fare qualcosa di specifico. In realtà questo mitico erasmus, oltre all’ossessione di milioni di studenti, altro non è che una borsa di studio, anche abbastanza misera alla fine.

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Eppure a noi sembrava di aver vinto la lotteria. Non ci importava di dividere la cucina con dodici persone, di dormire con il materasso per terra, di condividere un’appartamento con altri sei studenti.

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Un giorno a Münster, Germania

Questa cittadina è uno di quei posti in cui è impossibile non tenere sempre il naso all’insù per vedere tutti i palazzi, uno di quei posti in cui si vorrebbe fotografare ogni dettaglio!

Münster, o Monaco di Vestfalia in italiano, si trova nel  Land NordrheinWestfalen (Renania Settentrionale-Vestfalia). Questa città stupisce con un centro storico da fiaba, tanto verde e una delle più famose università in Germania. Münster è una città giovane, con tantissime biciclette, tanti pub, negozietti di quelli dove vorresti comprare tutto e tanti parchi per respirare aria pulita. Una città dove sicuramente tornerei.

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Imparare il tedesco-Deutsch Lernen

imparare il tedesco

Ho deciso che mi sarei trasferita in Germania solo qualche mese prima della partenza, e il mio tedesco era zero. Null. In quei mesi le ho provate tutte per imparare il tedesco: disperarmi, cercare un corso in una scuola di lingue, frequentare un corso gratuito all’università e fare esercizi online. Ho letto in internet tutto il leggibile. Tanti articoli che promettevano che il tedesco si può imparare nel giro di sei mesi solo parlando con la gente per strada e leggendo libri per bambini. Divertente. Altri che dissuadevano a cimentarsi in quest’ardua impresa perché tanto è impossibile anche solo capire una sola parola di tedesco prima di due-tre anni di studio full time e disperato e di vita in Germania.

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Road trip in Portogallo

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Come spesso capita, si decide di visitare un Paese solo perché si decide di andare a trovare un’amica. O meglio, si è sempre voluto visitare quel Paese, ma non c’è mai stata l’occasione giusta. Complici i voli economici e il gioco è fatto. Nel giro di qualche giorno le vacanze sono decise: volo e macchina prenotate e si va! Il Paese in questione è il Portogallo, che mi ha sempre affascinato e non ha assolutamente deluso le mie aspettative, come spesso capita quando sono troppo alte.

Settembre, circa tre ore di volo (Colonia-Faro), nove giorni, una macchina noleggiata all’aeroporto e la prima notte prenotata, una stanza con Airbnb. Questo viaggio vuole essere rilassato e alla rinfusa, senza itinerari maniacali e tour de force di spiagge da visitare a tutti i costi. In fondo, quello che rimane dopo un viaggio non sono tanto i nomi dei luoghi visitati, ma le impressioni e le emozioni che ci hanno evocato, quando ci siamo stati.

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Oslo.Impressioni norvegesi

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Sono stata ad Oslo qualche anno fa, in occasione di una svendita di voli con Ryanair, che aveva per qualche giorno venduto biglietti Treviso-Oslo per 8€. Non ero mai stata in Nord Europa prima d’ora e visitare Oslo mi ha lasciato impressioni contrastanti. La Norvegia è un viaggio che rifarei, soprattutto per la natura, che non ho avuto modo di scoprire durante questa breve permanenza ad Oslo. Le impressioni generali che ne ho ricavato sono di una città in cui si respira aria fresca, anche metaforicamente. C’è molto verde, un clima rigido e molta civiltà. D’altra parte ho visto anche zone molto degradate e lati negativi che non mi sarei aspettata. In questo post non vi parlo dei monumenti visitati né vi racconto i dettagli del viaggio, ma voglio condividere alcune impressioni che mi ha lasciato questa città, e che mi ricordo vividamente anche con qualche anno di distanza.

Impressioni su Oslo

1.Oslo è una città piena di street art e di colori, con tanti centri sociali e circoli alternativi.

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Martinica: l’isola dei fiori

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L’isola di Martinica, o Martinique, fa parte delle Piccole Antille ed è  un dipartimento d’oltremare francese. L’isola fa parte dell’Unione Europea, con status di regione ultra-periferica. Fort-de-France è il capoluogo, che non mi ha colpito particolarmente. Quando la nave ha attraccato al porto, l’isola era colpita da un violento acquazzone, pioggia tiepida e vento fortissimo. Il cielo nero. Ripararsi con un ombrello era impossibile, e non restava altro da fare che procedere fra le pozzanghere in infradito e proteggendosi alla bell’e meglio con un asciugamano da spiaggia.

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Caraibi: nuotare con i delfini

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Nuotare con i delfini nel loro habitat naturale è sempre stato un sogno fin da piccola (probabilmente dopo aver visto “Flipper”), e avere la possibilità di realizzarlo, finalmente, mi ha riempita d’entusiasmo. Avevo paura, a dir la verità, di uscirne delusa o amareggiata, ma fortunatamente non è andata così ed è stata invece una bellissima esperienza.

Sbarcati al porto di Road Town, all’isola di Tortola, ci siamo diretti al Dolphin Discovery, una laguna dov’è possibile, al costo di 90 dollari, vivere quest’esperienza. Come premessa, non sono d’accordo a tenere gli animali in cattività, e chi mi conosce sa che addirittura non mangio la carne. Molte volte, le persone alle quali ho raccontato di questa esperienza, mi hanno detto cose del tipo “poveri delfini” ecc. Ovviamente i delfini stanno meglio in mare, ma qui erano tenuti in una laguna enorme e davvero in condizioni ottime, nulla di paragonabile ad un acquario o piscina dove tengono gli animali in una vasca.

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