Italiani e tedeschi…trova le differenze!

Premessa: questo post è volutamente leggero e ironico, non pretende di creare stereotipi sulle due nazionalità ma riporta solo qualche differenza tra italiani e tedeschi divertente che ho potuto vedere con i miei occhi. Non  credo assolutamente agli stereotipi, anche se in effetti…ci sono tanti tedeschi che girano con i sandali con i calzini, e tanti italiani (ma tanti!!!) che interrompono quando gli altri parlano…

Seconda premessa: volevo scrivere le dieci differenze tra italiani e tedeschi (viva l’originalità) ma me ne sono venute in mente solo nove..se vi viene in mente qualcos’altro scrivetelo nei commenti!

Italiani e tedeschi…le differenze!

1.I piumini tedeschi e le coperte italiane

Iniziamo con il capitolo convivenza. Tra le tante piccole e simpatiche differenze, la numero uno è sicuramente l’abitudine di dormire con due piumini, i piumini tedeschi! Avvolgersi come in un sacco a pelo in un piumone singolo ammetto non è male, anche se quest’usanza mi ha lasciata quanto meno perplessa. Alle mie proteste iniziali, il mio lui tedesco ha affermato solennemente di non poter dormire altrimenti, che ha bisogno di avvolgersi come un’ empanadilla per fare dolci sogni. Ancora scettica, mi sono arresa all’evidenza all’Ikea, dove addirittura vendevano solo piumini e copri piumini singoli, corredati dal cuscinone 80×80 nel quale sprofondi in un bozzo (no quello non lo uso, non esageriamo). Uno dei pro dei piumini tedeschi è la facilità di fare il letto, dato che non servono più le lenzuola..

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My Global Welcome

my global welcome

In uno degli ultimi post che ho scritto, parlavo della solitudine dell’expat, di com’è facile attraversare momenti di disorientamento e di solitudine quando si viaggia molto, ci si sposta spesso o ci si trasferisce in un altro paese. Fortunatamente con internet l’isolamento si può superare, grazie anche a siti e servizi che hanno come scopo quello di creare rete fra viaggiatori e fra expat. Un po’ per caso, sono venuta a conoscenza di My Global Welcome, un progetto che si rivolge ai viaggiatori in generale e ha come scopo quello di creare rete, di facilitare le connessioni tra viaggiatori, di appianare le difficoltà. Ma perchè questo progetto mi ha colpita in particolare? A idearlo e crearlo è stata un’ imprenditrice italo-tedesca, Michaela Reichler Baldini, che si è trasferita in Friuli nel 1996.

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Giugno-Juni-Junio-June

 

Quando ho aperto questo blog non sapevo cosa sarebbe diventato. La mia idea era di scrivere un travel blog, ma poi, dopo una lunga pausa, quando ho iniziato davvero a scriverci ho avuto voglia di trattare anche altre tematiche, come quella della vita all’estero. Ho mantenuto una sezione viaggi che aggiorno costantemente, ma, dopo essermi trasferita in Germania, ho scoperto un’interessantissima comunità di expat italiane online, e leggere i loro scritti mi ha aperta a tante nuove tematiche che erano lì, latenti, e aspettavano solo che io le facessi uscire.

Inoltre, My social travel era nato all’inizio come un modo per crearmi un lavoro, una vetrina, il mio spazio online dal qualche possono nascere collaborazioni e conoscenze. E, poco a poco, lo sta diventando. E’ un processo lungo, non si sa mai, ma bisogna sempre sperarci!

Con il passare dei mesi, questo spazio si è trasformato in molto di più: è diventato un ponte tra me e i miei cari che leggono ciò che scrivo da casa. E’ diventato il mio spazio e il mio rifugio quando ho voglia di scrivere. E’ diventato un modo, soprattutto, per venire a contatto con persone interessanti, in particolare tante italiane che vivono in ogni parte del mondo, scrivono articoli bellissimi, si dedicano con passione ai loro blog. Un intero mondo che prima non conoscevo!

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Com’è veramente avere amici da tutto il mondo: la solitudine dell’expat

amici da tutto il mondo

Com’è veramente avere amici da tutto il mondo?

Mi ero appuntata questa domanda sulle note del cellulare, con qualche errore di battitura, dopo due-tre birre bevute con spagnoli, portoghesi, sudamericani e israeliti. Una sera d’estate tiepida, una della poche regalate dal clima tedesco…

L’avevo scritta con una punta di amarezza, perchè, come tutte le cose all’apparenza cool, anche avere amici di ogni nazionalità nasconde un’insidia non trascurabile: prima o poi te ne vai, prima o poi se ne vanno.

Quando si espatria, quando si va a vivere all’estero per qualunque motivo, la solitudine può essere in agguato. Può capitare a tutti:a volte ci si impegna tanto per farsi  una cerchia di amici ma semplicemente non capita.

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Di ritorni e di partenze e di vite divise a metà

 

Un album di foto, un gruppo su Whatsapp. Quel pacchetto spedito per il compleanno, arrivato spiegazzato, stropicciato. Il silenzio in fondo a una chiamata. I secondi fra i saluti e chi premerà per primo il tasto rosso su Skype. Cose alle quali non eravamo abituati, prima che i chilometri si allungassero, che le distanze divenissero sempre più acquose, voluminose, ma allo stesso tempo percorribili.

Un’ora e quindici minuti di aereo, al prezzo di una cena, e si sorpassano le nuvole nel tempo di qualche canzone, qualche pagina di un libro letto con poca attenzione, le parole lasciate scivolare per aria, sempre un po’ più giù, mentre pensiamo già a  chi  ci aspetta a casa. Forse qualcuno ci verrà a prendere all’aeroporto. Magari una cena in famiglia.

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Imparare una lingua straniera: la fase della libertà

la fase della libertà

La fase della libertà

Germania. Sono al parco, stesa a pancia in su, con lo sguardo rivolto alle nuvole che si muovono in cielo. Agli aerei che passano sopra di me, appena decollati o in procinto di atterrare. Chissà. Carichi di passeggeri. Immagino il rumore del motore, il brusio di centinaia di persone che parlano tutte una lingua diversa.

Attorno a me sento suoni incomprensibili, una lingua sconosciuta. Distrattamente penso tedesco, ma forse è turco.

C’è una libertà particolare, una libertà che mi ha colpita da quando vivo in un paese che parla una lingua diversa dalla mia. E’ la libertà di ascoltare voci altrui e perdersi nei propri pensieri, immaginare il significato di parole sconosciute, pensare a quanto certi suoni, certe parole, suonino strane, al mio orecchio abituato ai suoni di una lingua latina. Non mi è mai successo con lo spagnolo, troppo simile all’italiano per non captare almeno qualche parola. Nemmeno con l’inglese, studiato per tanti anni a scuola.

Ma quando sono arrivata in Germania sì. Come nei più accurati stereotipi degli italiani che vanno all’estero, sapevo dire appena poche parole, e mi vergognavo a farlo. Quelle sillabe suonavano disarticolate, le parole goffe e scomposte, così preferivo tacere. Parlare un’altra lingua, ma non quella. Per quanto a lungo quel momento si possa evitare, ad un certo punto le parole escono lo stesso, dopo mesi di ascolto un po’ attento, un po’ distratto, a metà tra l’interessamento e la chiusura verso il nuovo.

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Giovani italiani-Martina, un’italiana dal Sud con un cuore Svedese

Ho conosciuto Martina in Germania, durante una fiera di alimenti. Lavoravamo come interpreti italiano-inglese per uno stand di prodotti tipici calabresi, e fin dal primo momento abbiamo capito di avere molte cose in comune. Entrambe appassionate di comunicazione, di viaggi, con un background di spostamenti e stage non lineare, e impegnate a capirci qualcosa sulle nostre vite un pochino complicate. La sua esperienza è davvero interessante, e dopo tanti caffè e tante chiacchiere mi è venuto in mente di condividere sul blog la sua storia, la storia di tanti giovani italiani, che vivono e lavorano in vari paesi europei, con una breve intervista.

Martina, come tanti giovani italiani vivi all’estero già da qualche anno. Cosa ti ha spinto inizialmente a fare delle esperienze fuori dall’Italia?

Tutto è iniziato nel 2010 quando, dopo la mia laurea triennale, ho capito che volevo realizzare qualcosa di diverso nella mia vita. Avevo voglia di conoscere nuove culture, avevo bisogno di sentire il profumo dell’avventura. Ho deciso quindi di partire da sola per la Nuova Zelanda, è stata un’esperienza illuminante! Dopo questo viaggio ho capito di voler viaggiare, conoscere e scoprire di più. 

Avevo capito che viaggiare mi avrebbe resa ricca, ricca di qualcosa che non potevo spiegare!

Sono partita per la Nuova Zelanda perché in quel momento ero in cerca di una pace interiore e avevo voglia di scoprire nuovi posti e nuove culture.Durante la mia permanenza sono stata ospitata da una famiglia. In una fattoria stupenda, come quelle dei film.Quando potevo andavo alla scoperta di nuove città e nuovi paesaggi. La Nuova Zelanda è il posto adatto per cercare la pace. Sono rimasta molto colpita dalla flora e fauna, spesso durante le passeggiate in spiaggia si potevano vedere pinguini e foche.

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Un week end a Bruges

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Perchè un week end a Bruges?

Bruges è una città romantica in Belgio, con il suo centro storico medievale, i suoi canali con i cigni, l’acqua che riflette i pittoreschi edifici in stile fiammingo addossati l’uno all’altro come scatole di fiammiferi. Prendete un bellissimo parco, polmone verde con un lago popolato da cigni, un centro storico pedonale, carrozze con cavalli e stradine dalle quali in ogni angolo si scorge uno scorcio suggestivo.

Bruges è questo e molto di più: è finestre con tendine ricamate, dove dentro si scorgono caminetti di pietra e tavoli di legno, è locali tipici dove sorseggiare la birra artigianale Brug oppure bere un caffè e mangiare una crepe o un waffle con cioccolato o fragole.

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10 abitudini che potresti conoscere se vivi in Germania

abitudini in germania

“Paese che vai, usanze che trovi”, non c’è un luogo comune più scontato di questo, però quando vivi in un paese abbastanza a lungo, cominci ad accorgerti di tutta una serie di piccole e grandi abitudini che sono molto diverse dall’Italia.

In questo caso stiamo parlando della Germania e delle usanze e abitudini dei suoi abitanti. Ad alcune  ci si abitua, ad altre no, a volte ci si comporta “proprio da tedeschi” ed altre volte “si fa all’italiana”. In ogni caso, ecco una lista di varie abitudini curiose del popolo tedesco! Volevo fare questa lista già da un po’ perchè ogni tanto notavo qualcosa, e ieri ho visto una bellissima illustrazione su Expat Gone Foreign e certe abitudini sembrano proprio essere le stesse in tutta la Germania.

Attenzione: l’articolo vuole essere ironico 🙂

1.Guai ad attraversare con il rosso!

Sto parlando dell‘omino rosso, o Ampelmann, quando si cammina. Non importa se stai perdendo il treno e la strada è deserta da dieci minuti, bisogna aspettare che Ampelmann diventi verde. Attraversare con il rosso è un vero e proprio atto di ribellione capace di far scuotere la testa dei pedoni più anziani. Per dimostrarvi che non sto esagerando ho anche un esempio reale: ho preso una multa! Era il mio primo mese tedesco, e dopo un’attenta analisi della situazione del traffico ho, a cuor leggero, attraversato la strada. Bene. Pochi secondi dopo un poliziotto in bicicletta mi si accosta e mi dice qualcosa di incomprensibile in tedesco. Io, non convinta che fosse davvero un poliziotto in bicicletta ma piuttosto un ciarlatano o un malintenzionato, continuo per la mia strada. Il poliziotto mi segue, mi fa anche vedere il tesserino. Non mi resta altro che arrendermi all’evidenza e pagare i miei 5€ di multa (pagabili solo con bancomat). 

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