La doppia vita dell’expat

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Ogni volta che torno o parto, sono felice e triste insieme. Penso a periodi corti e a volte i pensieri si incantano. Una frase si ripete, più volte, finché non decido di ripercorrerla un’ultima volta e poi metterla a tacere. Inizio a scrivere questo post dall’aeroporto Marco Polo, che mi ha vista partire e tornare tante volte negli ultimi mesi. Ogni volta che sorvolo la laguna veneziana, mentre l’aereo sta per atterrare, mi sembra sempre un po’ più bella. I colori più vividi. Una volta, a dicembre, sono atterrata con la nebbia. Il personale di cabina aveva annunciato l’atterraggio già da venti minuti, ma guardando fuori dal finestrino sembrava di essere immersi in una nuvola. Ho detto al mio ragazzo :” Stiamo atterrando!” E lui: “No, siamo ancora in mezzo alle nuvole!”. Mentre parlava, siamo atterrati. E poi la nebbia non ci ha più abbandonati per tutte le vacanze di Natale. Ma anche la nebbia hai suoi colori, soprattutto quando profuma di nostalgia.

Vivere all’estero è un po’ come avere due vite. Si parte da una casa, da una vita, si atterra in un altro posto, dove c’è un’altra vita. Altri paesaggi, altri personaggi, in una storia un po’confusa ma reale. Da quando mi sono trasferita, ho pensato a tante cose. Ho pensato che i trasferimenti finché non compri una casa non sono irreversibili. Che è bello essere flessibili, conoscere nuove lingue, nuove realtà. Ad ogni ritorno, mi prende la nostalgia e penso a quanto sono fortunata ad essere a solo un’ora e un quarto di volo, al prezzo di un biglietto del treno e forse meno, e che non vorrei vivere in posti troppo lontani, in altri continenti, con fusi  orari diversi. Ho pensato che questo trasferimento è arrivato in un momento di passaggio: dopo la laurea, prima di iniziare una “vita vera”.

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Spesso penso al futuro, mi chiedo in che direzione sto andando. Una direzione che ha preso qualche deviazione, ma che segue comunque un percorso. Un percorso fatto di momenti, di nuovi inizi, di parole a volte incomprensibili. A volte essere un expat è anche questo: vivere due vite, due realtà. E solo dopo qualche tempo, possono volerci mesi come anni, si sperimenta quella bella sensazione di capire che la propria vita, la propria identità, non sono collegate ad un luogo. Solo ora l’ho capito. E’ stato un processo. Ma trasferirsi lontani può fare questo bel regalo. Ci sono le giornate piene di produttività, di lavoro, di organizzazione, e le giornate dedicate a famiglia amici. E’ un bel regalo che ci ha fatto internet, la possibilità di stare sempre in contatto. E’ vero, non è la stessa cosa e manca la spontaneità, ma sinceramente, finché si vive sempre nello stesso posto ed è possibile vedere chi si vuole sempre, non si apprezza nemmeno così tanto, non allo stesso modo. E nei momenti di nostalgia, cerco di ricordarmelo sempre.

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