Di storie a distanza e amori internazionali

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Accendi il computer. Aspetti che skype si apra. L’icona blu si vede, skype è in linea, ma lui non c’è. Strano. Controlli whatsapp, è online. Gli scrivi che ci sei. Lui risponde che ha provato a chiamarti, ma non funziona. Tu, ma è impossibile, sei in linea! C’è quel pallino verde! Spegni, riaccendi. Finalmente si sente quella fastidiosa e familiare musichetta, stai chiamando. Urli: mi sentiii? Si ti sento, tu mi sentii? Parlate un po’, cade la linea. Dopo queste premesse fare una chiacchierata rilassata è un’utopia, litigare prevedibile.

Quando per darsi appuntamento bisogna pianificare il tutto con settimane, a volte mesi, di anticipo, possibilmente pianificare un transfer all’aeroporto, salire su un aereo e decollare in terra straniera, parliamo di storia a distanza. E quando dobbiamo fare tutto questo in lingua straniera ecco a voi una “storia a distanza internazionale”, come mi piace chiamarla.

Avere una storia a distanza è un’impresa ardua, soprattutto da quando esistono gli ultimi accessi su whatsapp: spostamenti ogni mese, video chiamate su skype, messaggi, chat, a volte anche lettere. I metodi per rimanere in contatto sono tanti, a volte anche troppi. Eppure è sempre difficile mantenersi calmi e rilassati quando il tuo partner vive a più di mille chilometri di distanza.

Nel web ultimamente si è parlato molto dei bambini nati dalle coppie erasmus, che, secondo uno studio condotto dalla commissaria europea per l’ istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù Androulla Vassilioucondotto su 34 Paesi, dovrebbero essere più di un milione. A questa ricerca  hanno risposto più di 80 mila persone, ed è emerso che tra gli ex studenti che hanno partecipato al programma, o che hanno svolto qualche esperienza all’estero, il tasso di disoccupazione a cinque anni dalla laurea è più basso del 23%. Inoltre:

Circa il 33% degli ex studenti Erasmus ha un partner fisso di un’altra nazionalità e addirittura il 27%, cioè più di uno studente su quattro, ha incontrato il proprio compagno durante il suo soggiorno di studio all’estero. In base a questi dati, la Commissione stima che dal 1987 a oggi siano nati circa un milione di bambini figli di “coppie Erasmus”.

Le coppie miste sembrano essere dunque in aumento e devo ammettere che prima di iniziare una storia con un ragazzo tedesco, l’idea di diventare “coppia mista”, o di avere una “storia a distanza” non mi aveva mai sfiorata. Eppure sono cose che succedono, e a quanto pare non solo a me ma, secondo le statistiche, ad uno studente su quattro!

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Io italiana, lui tedesco, e quando ci chiedono come ci siamo conosciuti rispondere è sempre molto divertente. C’è di mezzo l’erasmus, c’è di mezzo la Spagna, uno stage e addirittura un appartamento condiviso, il tutto è successo per caso.

Se non fossi partita…

Se non avessi fatto lo stage lì…

Se non avessi affittato una stanza proprio in quell’appartamento…

Se non mi fossi fermata casualmente tre mesi in più…

E dall’altra parte…

Se lui non avesse deciso di andare proprio in Spagna…

Se non avesse trovato uno stage proprio nella stessa azienda…

Se non si fosse liberata, proprio il giorno del suo arrivo, una stanza nel mio appartamento…

Se lui non avesse letto e risposto proprio quell’annuncio fra tanti…

Se non si fosse presentato e se fra le altre 20 persone io e i miei coinquilini non avessimo scelto proprio lui…

Non ci saremmo mai conosciuti!

coppie miste

A pensare a come tutto è iniziato, così per caso, mi fa davvero sorridere. Da un’amicizia, all’idea di fare sul serio, al fatidico “alla fine abitiamo solo ad un’ora d’aereo”, e poi, “con Ryanair…” è nata proprio una storia a distanza, iniziata con una “convivenza” in Spagna, la distanza fra Italia e Germania e infine il “ricongiungimento”. E di storie così, iniziate un po’ a caso, di coppie che parlano in più lingue e chi si capisce si capisce, ne sento davvero tante, sempre di più! E alla fine quando si è a corto di argomenti di conversazione, una dettagliata disquisizione linguistica sulle differenze fra le nostre madrelingue fa sempre comodo, così come litigare in inglese urlando you know what? Fuck you! come i nostri personaggi preferiti delle serie tv aggiunge sempre un pizzico di divertimento alle situazioni di una normale vita quotidiana.

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