Attacchi di panico: la mia esperienza all’estero

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Tornare “da turista” nella città del mio erasmus è stata un’esperienza strana. Avevo voglia di tornare a Valencia, ma anche paura. Questa città, che ha fatto da sfondo a tante avventure e cambiamenti nella mia vita, aveva assunto nei miei ricordi quasi le caratteristiche di un non-luogo, una sorta di aeroporto, in cui sono tornata varie volte, dove ho vissuto le stesse esperienze, ma sempre con persone diverse, di passaggio. E di passaggio, sono sempre stata anche io.

Quel club in Ruzafa, dove sono stata anni fa con gli amici di quei tempi, e dove sono tornata poi, con altre persone, dove abbiamo ballato le stesse canzoni di tre anni fa. Cosa è cambiato? Io.

Valencia mi ha vista cambiare più e più volte. Quando sono arrivata per la prima volta, nel 2011, la mia vita era diversa, e lo ero anche io. Stavo per iniziare l’ultimo anno della triennale e per affrontare la mia prima esperienza all’estero. Ma stranamente non avevo paura. Non avevo paura di niente, una volta. Se penso alla me del passato, mi sembra di vedere una persona senza preoccupazioni, quasi senza il senso del pericolo. So che in realtà non è così, che non mi ricordo, ma avevo paura.

Quando sono tornata, nel 2013, ero completamente diversa. Ed è stato proprio lì che sono cambiata, che mi sono svegliata a una nuova consapevolezza. Che ho cominciato ad ascoltarmi, ad ascoltare me, e non gli altri. A fare solo quello di cui ho voglia. Quello di cui sento di aver bisogno.

E’ difficile scriverne, ed è difficile capirlo, ma a volte la vita ci spinge a dei momenti borderline, per farci capire che ci stiamo solo sforzando di essere felici, che stiamo vivendo la vita di qualcun altro.

Il mio è stato un attacco di panico.

Unico ed isolato, che però si è portato i suoi strascichi per molti mesi.

E’ molto difficile scriverne, perchè anche se ho un blog, sono una persona molto riservata, e di questo attacco di panico non ne ho parlato con nessuno per tanto tempo, e di solito non sono una che si tiene le cose dentro. Però voglio scrivere questo post perchè so, ho scoperto, che gli attacchi di panico sono una cosa comune, che succede a un sacco di gente, e nessuno ne parla.

Non mi va di spiegare cosa sia un attacco di panico, non vorrei diffondere informazioni incorrette, ma mi è stato detto che può essere causato sia da forte stress, che da estrema stanchezza fisica o da un cambiamento importante o anche da alcuni medicinali, ad esempio la pillola anticoncezionale.

Quel giorno, non lo dimenticherò mai, ho davvero pensato di morire. Perché questo è un attacco di panico: spesso da fuori gli altri non vedono niente, non sta succedendo niente, solo tu pensi di star morendo. Spesso, pensando ad un infarto, o non riuscendo a respirare bene, le persone si siedono, vengono aiutate, vanno in ospedale.

Nel mio caso non ho fatto nulla. Era una giornata normalissima, inizio settembre. Ero andata al lavoro, ero tornata a casa e avevo pranzato con gazpacho e pane, guardando la tv. Poi sono andata con delle colleghe in un centro commerciale, abbiamo riso e scherzato. Con noi c’era anche la mia coinquilina, una francese, Julie, medico di base. E al ritorno, in autobus, mentre ero super rilassata e guardavo fuori dal finestrino è successo. Mi ricordo che non stavo pensando a nulla di particolare, pensavo a quanto il paesaggio fosse brullo, secco, senza nemmeno un po’ di verde, nei dintorni di Valencia. Poi è successo: una fitta alla testa, il cuore che mi batteva fortissimo, fortissimo. Non sapevo cosa fare, continuavo a guardare fuori dal finestrino. Non ho parlato con nessuno, nemmeno con Julie. Ad un certo punto, quando i pensieri si erano bloccati, ricordo che la mia amica portoghese mi stava accarezzando la mano, ma non mi ha chiesto niente.

Quando è arrivato il momento di scendere, ho seguito Julie a casa senza parlare, come un automa, non ricordando assolutamente la strada.

Varcata la soglia di casa, mi sono seduta sul divano senza parlare, sentendomi strana, una sopravvissuta, convinta che qualcosa di terribile stesse per succedermi.

attacco di panico

Il giorno dopo, sentendomi strana, stranissima, sono andata dal medico, dicendogli vagamente del forte mal di testa. Avevo effettivamente la pressione ai minimi storici. Secondo questo dottore, avevo l’influenza, e non avevo nemmeno il naso tappato. La diagnosi di attacco d’ansia, è stata fatta da un’altra coinquilina, che aveva un’amica a cui era capitato lo stesso.

Mi sono sentita strana per un bel po’, ma non se n’è mai accorto nessuno, tranne un tirocinante che conoscevo appena, e la mia amica portoghese che però non ha mai fatto domande. E quindi non ho mai scoperto se è tremendamente empatica o se è stata solo una mia impressione.

Avrei voluto chiudermi in casa, ma non so come, per circa una settimana o due, ho continuato a fare le cose come un automa. Solo che niente era più come prima. Solo il mio cane, forse. Mi svegliavo, mi vestivo, andavo al lavoro. Gestivo campagne di digital marketing, scrivevo articoli, scendevo per la pausa pranzo, chiacchieravo con meno brio di prima, ma in modo si vede ancora convincente con tante persone di passaggio. Uscivamo la sera, a bere qualcosa. Mi  ricordo questa sensazione di essere seduta in un bar, a parlare con queste amiche, i colleghi, e poi pensare, ma chi sono questi, chi li conosce? Ma che mi frega? Ma dove sono?

Ero in una sorta di limbo. Queste persone non mi conoscevano, non capivano che ero diversa. D’altra parte le persone della mia “vita a casa” non potevano saperlo, perchè non l’avevo raccontato. Un po’ perchè questo racconto può suonare strano, a qualcuno che non abbia mai provato niente del genere, un po’ per non far preoccupare nessuno.

Insomma, da quel fatidico giorno di settembre tutto è cambiato. Non so come spiegare, ma da quel momento in poi non ho più vissuto la mia vita “come un’automa”. Mi sono sentita sveglia. I mesi a seguire sono stati strani e duri. Passata la sensazione di “sentirmi strana”è rimasta quella di essere sempre all’erta. Sempre all’erta in attesa di un altro attacco di panico.

Ringrazio veramente me stessa per aver continuato a fare tutto o quasi quello che facevo prima, non so come. Sono andata lo stesso all’università, ho dato sei esami orali in un semestre. Non sono andati bene come prima. Ero passata dal non aver mai avuto assolutamente paura di parlare in pubblico, al fare uno sforzo immenso, la gola secca, la lingua anestetizzata. E’ stato un anno di rodaggio, ma poi è passato. Piano piano, le persone che non erano le giuste per me, si sono diradate nella mia vita. Ne sono arrivate altre. Sono successe cose inaspettate. Nonostante la paura, è stato un anno bellissimo.

Scrivere questo post è davvero stato difficile, pubblicarlo lo sarà molto di più. Ma voglio farlo per condividere questa mia esperienza con tutte le persone che soffrono di attacchi di panico, e so che ce ne sono tante. Per dire che si può uscirne, che si può viaggiare, fare di tutto. E che a volte sono addirittura da ringraziare, perchè sono esperienze che in un modo o nell’altro ti cambiano la vita.

 

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2 Comments

  1. Gli attacchi di panico sono un disturbo molto comune e spesso come è accaduto a te si verificano quando si vive all’estero. Sono uno psicologo, lavoro all’estero con expats ed immigrati. Casi come questo sono molto frequenti. Grazie per aver condiviso la tua esperienza.

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