Alla scoperta della Aarhus studentesca: weekend in Danimarca

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Danimarca. Inizio a scrivere questo post mentre sono ancora qui, per non farmi scivolare via le sensazioni danesi. Il vento freddo, l’aria limpida e le casette colorate con il tetto appuntito. Siamo partiti da Bologna, e per arrivare ad Aarhus abbiamo affrontato un lungo viaggio. Aereo, macchina, treno, bus e infine barca, fino a quando non siamo sbarcati al moderno porto della seconda cittadina danese, sconosciuta fino a poco tempo fa e ora famosa, per essere la capitale europea della cultura 2017, nonché sede di un gratuito ed enorme polo di università, che ospita studenti di ogni facoltà e di ogni nazione.

Una città universitaria, fatta di bici e di mobili Ikea sul marciapiede, appoggiati lì per disfarsene, dallo studente che affronta l’ennesimo trasferimento di stanza, di appartamento.

Trasferimenti che rendono il guardaroba sempre più minimal, monocromatico. Come lo stile delle biondissime danesi che passeggiano per le vie del centro, con i loro cappotti lunghi e neri, i tagli di capelli maschili, le scarpe da ginnastica e le gambe chilometriche.

In un mondo fatto di foto modificate su Instagram, dove le casette dei pescatori di Copenhagen assumono dei colori più vividi della realtà, di blog con “Le 10 cose da fare a Copenhagen” o “Un weekend in Danimarca”, ormai chissenefrega delle solite cose, di vedere la famosa sirenetta?

O meglio, è sempre bello vedere le attrazioni turistiche principali, ma lo è ancora di più se si cerca di entrare un po’ di più nella vita del paese che si visita, evitando le esperienze asettiche e immergendosi per qualche ora, per qualche giorno, nella vita di chi ci vive

Cosa vedere ad Aarhus 

Visitando alcuni amici che studiano ad Aarhus, è stato naturale respirarne l’aria e l’atmosfera giovanile e studentesca, con tanti bar e ristoranti, ma fatta soprattutto di appartamenti condivisi e di residenze studentesche. Abbiamo partecipato ad un Free Walking Tour, un tour (gratuito, ad offerta libera) dei posti nascosti della città, e dei suoi punti di interesse. Ci hanno raccontato storie interessanti e sorprendenti, ed è stato un ottimo modo per camminare per la città, evitando di vagare senza capire nulla. 

Abbiamo camminato per il centro, siamo stati al Street Food Market, un mercato con cibo proveniente da ogni paese, indiano, etiope, italiano, francese. Siamo stati in un nordico caffè, bianco ed ecologico, per il brunch. Abbiamo visitato il Museo Aros con le sue esposizioni di arte moderna, e abbiamo ammirato la città dall’alto del Your Rainbow Panorama, una moderna struttura di plastica colorata che sovrasta la città.

E per moderna, intendo davvero moderna, costruita nel 2015. In questa città danese, che offre incentivi in denaro fino a 900€ al mese per studiare, e addirittura un anno di disoccupazione pagata una volta terminata gli studi, si respira davvero l’aria di città in crescita. Dove stanno costruendo case, ampliando, cercando con le unghie e con i denti di trattenere giovani laureati meritevoli a lavorare lì, nelle loro aziende. In una città dove si possono vedere panchine appena installate, con il legno ancora giovane, ci sono tanti italiani, tanti spagnoli che vivono nelle loro stanze, in appartamenti condivisi o in residenze studentesche, che guadagnano tantissimo e lavorano in ambienti stimolanti. Ma devono portarsi la birra da casa se escono. Sì, perché in Danimarca un caffè ti costa mediamente sei euro, una birra otto. La colazione te ne costa venti e l’affitto…beh costa caro, carissimo. Ovviamente si guadagna altrettanto, mediamente un minimo di 20/25 euro all’ora, fino a molto di più per lavori qualificati. 
Ma non è tutto oro quel che luccica. Sembra che gli unici che decidono di restare a lungo, siano quelli che si fidanzano con un partner danese. Gli altri, dopo alcuni anni, si spostano, o tornano finalmente a casa, scoraggiati da una lingua impossibile e dalla difficoltà di integrarsi con i danesi, che pur essendomi sembrati molto aperti e simpatici sono comunque abituati ad altre usanze. 

E mentre la mia cara amica, musicista e spagnola, Neus, nome che in catalano significa neve, mi raccontava della sua vita qui, mi ha detto che se il tempo fosse migliore, se non ci fosse questo vento gelido che ti batte sul collo e questo inverno infinito, fatto di lunghe serate in casa, Aarhus sarebbe la città perfetta in cui vivere. Con il suo moderno conservatorio e accademia di musica, aperto 24 ore su 24. Con la sua spiaggia bellissima. Le ho creduto. Perfetta, sulla carta, forse troppo. Forse è proprio quel po’ di imperfezione, di caos, che manca agli studenti sud-europei, più del sole, del cibo, del caffè a un euro e dell’estate lunga. weekend in danimarcaaarhus_danimarcaaarhus

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